A.: "Ma oggi fai sei ore?"
B.: "Eeeeh... (affranta) purtroppo sì. Guarda, non so come farò a resistere fino alle due*."
(*) (B. lavora ogni giorno dalle 8 alle 12)
A.: "Sarai angosciatissima, ti capisco. Ma l'hai lasciata con tua madre?"
B.: "Eh, sì. Speriamo che mangi tutta la pappa."
(B. mi guarda. Si sente in dovere di aggiungere:)
B.: "Guarda, che angoscia. Non sai quanto vorrei essere a casa."
io: "Hai la bimba che non sta bene?"
B.: "Nooo, sta bene, sta benissimo. Ma oggi purtroppo devo recuperare due ore di permesso."
io: "Beh. Non so. Guarda il lato positivo. Io credo che impazzirei a stare a casa tutto il giorno con un bambino piccolo."
B.: "Eh, dici così perché non sei mamma. Poi capirai."
io: "O, forse, ho già capito e per questo non sono mamma."
<silenzio>
B. si attacca al telefono AZIENDALE. Si informa dello stato di avanzamento della pappa che le viene riferito con dovizia di particolari (un cucchiaio sì, uno no, poco formaggio, tutta la mela). Esprime dolore per la sua forzata assenza. Si fa passare la bambina.
B.: "Amoreeeeeeeeeeee... la mamma torna prestoooo..."
B. chiude la telefonata visibilmente provata. Muti sguardi di dissenso verso di me.
Note to self #2.
Mai discutere con una mamma, in un ufficio in cui sei l'unica non mamma a parte il collega gay che è pure in ferie.
e' passato per la testa di spikette
alle ore 11:11 |
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